LA FINE DI UN CICLO

29 NOVEMBRE 2018
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Dopo 6 anni di lavoro, decine di migliaia di chilometri percorsi e circa 2600 servizi si conclude oggi la mia avventura come fotoreporter del Gazzettino.

Non vi nascondo che non è stato per nulla semplice prendere questa decisione. Alla fine mi guardo indietro e mi rendo conto che quello per il giornale è stato praticamente il mio primo lavoro serio, quello che a conti fatti mi ha permesso di potare avanti questo mio sogno un po’ pazzo di trasformare la mia passione per la fotografia in un lavoro VERO (nonostante alcune persone continuino a chiedermi “Cosa fai nella vita?” e alla risposta “Il fotografo” mi sento dire “Ok…ma di lavoro?”). Allo stesso tempo mi rendo conto però che le esigenze e le aspettative di un uomo di 25 anni non sono più le stesse di un ragazzo di 19 appena uscito dalle superiori. Ho visto arrivare e partire tanti colleghi, sono sopravvissuto ad un cambio di agenzia e da sempre mi sono sentito dire che questo non era il lavoro della vita, che si trattava di qualcosa di ciclico. “Io allora non capivo, ma ora capisco” come diceva Balboa in Rocky IV.

Avete presente quella sensazione di essere arrivati dove potevate arrivare e non riuscire ad andare oltre? Adesso capisco che è ora di portare del cambiamento nella mia vita, rinnovarmi e cercare nuovi stimoli.

Ammetto che un po’ di amaro in bocca ce l’ho per come sono andate alcune cose. Chiunque mi conosce sa che ho sempre visto il lavoro del fotogiornalista come un bellissimo lavoro. Un lavoro di responsabilità perché l’informazione (in teoria) è una cosa importante e seria. Un lavoro che ti mette costantemente alla prova in mezzo a situazioni completamente differenti tra loro. Ritmi assurdi, montagne russe di emozioni che inevitabilmente ti plasmano e ti cambiano ma che alla lunga possono anche essere logoranti. Grazie a questo lavoro ho imparato moltissimo e sono cresciuto sia dal punto di vista professionale sia sotto l’aspetto umano. Ho conosciuto persone meravigliose che porterò per sempre nel cuore e altre “meno meravigliose” che cancellerò alla svelta.

Di una cosa sono sicuro però: per questo lavoro ho sempre dato il massimo. E spero, nel mio piccolo, di aver lasciato anche io qualcosa alle persone che ho incontrato durante questo percorso.

Chissà, magari in futuro il giornalismo vivrà tempi migliori e tornerò a fare questo mestiere.
Per il momento però mi prendo una pausa.

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